La spiaggia scivola nell'acqua. Sul bagnasciuga brilla, fluido cristallo che boccheggia spumando l'aria trattenuta sul fondale. Dal cielo calano i tentacoli solari, ma il loro rovente abbraccio e' mitigato da un piccolo vento che conosce il suo mestiere. Son contento, e sereno, seduto sulla sabbia a ridosso dell'umido acquoso che la fa più fresca e compatta. Già da un po' io non vedo nulla. L'intera mia struttura, quella della carne e l'altra, quella metafisica partorita da ignote ghiandole, e' cucita fitta a un mondo smateriato. Attraverso grate vibratili qualcosa accede a me: leggere brezze, profumi inconsci, la coscienza di una rara ubiquità, per cui sono Altrove ma riconosco il presente. Le mano destra poggia, aperta, sulla coscia. La sinistra, ugual postura, impugna la spada addormentata. Attorno vi e' uno spazio circolare entro il quale al mondo e' precluso l'ingresso, pena rilevanti rappresaglie. Eppure e' proprio codesto l'amore per il mondo: un equilibrio di reciproche attenzioni la cui alterazione segna il confine dei conflitti. E mentre pondero questi fatti, la dolce risacca spruzza nelle nari l'odore del suo perpetuo fluttuare. In esso vedo, nella mente, figure e forme, approcci di misteriose sostanze. Sguardi dal profondo. L'orlo della giacca fluttua. Le percezioni sono accresciute e quel cotone leggero ticchetta sul cuore il casuale invito del vento: "Medita. Ascolta. Parla alla Pura Divinità di cui sei Re". Su un vicino monticello di sabbia s'affanna lo scarabeo. Lo sento, le zampe tra i granelli e la fretta relativa di essere sicuro e garantirsi un altro giorno. "Vai, Fratello, che la strada ti sia lieve e la tua casa s'avvicini presto". Dicono d'una spiaggia isolata e solitaria. Io sorrido. Sotto un braccio d'acqua puoi udire il granchio giustiziar la tellina, e la sabbia sghiaieggiare per la bassa corrente. Le acque s'alzano perché s'affaccia la Luna, e ciò produce una sinfonia d'acciottolato lieve che insieme al canto dei marosi commuove le ciglia, e le bagna. La Vita e' un segreto che si rinnova sotto la sua pelle. Una piccola tartaruga buca la sabbia per correre al mare. Il suo pericolo e' grande. Un gabbiano, attento quanto affamato l'adocchia e le si getta addosso. Ma non arriva. La mia spada e' già libera e luccica fra i due animali. Il gabbiano indietreggia e la tartaruga infila il suo mare. Per oggi ho deciso d'essere un po' Dio, e sfidar la Natura. E fra le mille lacrime del dovere mi son donato il sorriso d'un istante: quello del Pensiero d'una Vita salva. Ringrazio infinitamente ciò che mi fece Uomo e Samurai.

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